Medicina di genere

La medicina di genere, o forse sarebbe meglio dire “medicina di sesso”, si propone di garantire adeguatezza e precisione nella diagnosi e cura delle persone di ogni genere e sesso: con il termine “sesso” si intendono le differenze biologiche geneticamente determinate alla nascita, mentre con “genere” si comprendono tutte le caratteristiche sociali, culturali e psicologiche apprese e modificabili.

La medicina, da sempre, ha dedicato attenzione allo studio delle malattie facendo riferimento al maschile, senza dare risalto alle differenze biologiche e socioculturali tra uomini e donne, trascurando, quindi, l’influenza che questi fattori hanno sul benessere o sulla malattia delle persone e sulla conseguente risposta alle terapie. Le specificità femminile veniva presa in considerazione solo per ciò che riguardava gli aspetti legati alla riproduzione.

Intorno al 1930, all’interno di studi di laboratorio, alcuni studiosi avevano rilevato differenti reazioni tra maschi e femmine. Per esempio la differente fisiologia (maschio o femmina) produce differenze nella risposta allo steso farmaco. E anche la differenza nella compliance del paziente risente della cultura di genere. Ma è solo tra gli anni ’80 e ’90 che prende spazio la coscienza che le donne non ricevano cure adeguate alle loro caratteristiche specifiche. Le differenze di trattamento trovano riscontro in diversi studi fino al 1991, anno in cui si parla per la prima volta, nel Regno Unito, di “questione femminile” all’interno di un articolo scientifico in merito alla gestione dell’infarto nell’uomo e nella donna: nasce la medicina di genere, branca della medicina, destinata ad approfondire il tema per garantire appropriatezza diagnostica e terapeutica, aprendo ad una medicina “su misura” del singolo individuo. Nel 2000 l’OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità - inserisce la medicina di genere nel documento “Equity Act” nel tentativo di incrementare adeguatezza e appropriatezza di diagnosi e cura in base al genere. Il principio di equità e appropriatezza assume sempre maggior dignità, considerando la persona nella sua specificità individuale, un’irripetibilità assolutamente unica che risulta dallo scambio e dall’influenza reciproca di “sesso” e “genere”.

In Italia nel 2004 il Ministero della Salute promuove, per la prima volta, un evento genere-specifico dal titolo “La salute della donna: differenze, specificità e opportunità”. Inoltre, nell’Accordo Stato/Regioni del 22 novembre 2012 (Rep. Att. 227/CSR) viene individuata una programmazione mirata all’individuazione di “Misure dirette alla promozione dell’approccio di genere in sanità” e vengono stanziate risorse vincolate a disposizione, tra le altre, della Regione Lombardia. L’obiettivo specifico è elaborare e realizzare progetti sperimentali e innovativi che favoriscano l’approccio di genere nella valutazione e programmazione dei servizi sanitari regionali.

La più recente Legge n. 3 del 2018 - Decreto Lorenzin - per la prima volta, sancisce che il Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità avranno onere e competenza nell’ambito della programmazione di opportune strategie per la diffusione della medicina di genere, individuando quattro aree di intervento: divulgazione, formazione e promozione di pratiche sanitarie, prevenzione, diagnosi e cura.

 

INFO e approfondimenti

Istituto Superiore di Sanità:

 

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